S.  N.  A.  O.  P.  L.  I.

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“UNA RESPONSABILITA’ INDIVIDUABILE”

 

 

E’ ormai chiaro che l’azione pubblicitaria promossa da anni per far accettare ai lavoratori una decisa rinuncia a primarie conquiste sociali, stia approdando all’epilogo vittorioso, e scontato, dei promotori.

 

Sul fondamento di premesse dubbie, o non adeguatamente dimostrate, come il preteso esponenziale aumento della vita negli ultimi decenni nella nostra società, si accredita l’opinione dell’esigenza di rivisitare diritti acquisiti, a dare inizio alle pensioni, al modo di contribuirle, al criterio di valutarle nonché al calcolo della loro entità e fase cronologica di attribuzione.

Si tratta di un’operazione di dimensioni colossali, che coinvolge interessi di portata economica ancora non adeguatamente calcolabile, che coinvolge potenti interessi che sollecitano gli appetiti di apparati pubblici e privati, sindacati compresi.

 

Se quanto si assume dagli scritti degli esperti risponde al vero, e non c’è ragione per dubitarne dato che quanto si pubblica è caratterizzato dalla cautela di chi vorrebbe indorare la pillola, chi andrà in pensione tra venti anni (e tra venti anni si presume che la longevità verrà calcolata in ulteriore aumento e, di conseguenza, l’età pensionabile sarà prevedibilmente spostata oltre ai sessantacinque anni fissati dagli attuali limiti), percepirà una pensione erogata attraverso gli istituti pubblici preposti pari al sessanta per cento dell’ultimo stipendio.

 

Facendo un paragone con i canoni di oggi,  e basandoci su di uno stipendio medio di mille euro, la pensione erogata a conclusione del ciclo lavorativo si aggirerebbe intorno ai seicento euro, poco più dell’attuale pensione sociale, prevista per tutti i settantenni che non abbiano mai provveduto a partecipare a versamenti previdenziali di sorta ovvero abbiano eseguito insufficienti versamenti.

 

Cioè, dopo aver contribuito per decenni alla costruzione di una non poco costosa pensione, otterrebbero ciò a cui avrebbero diritto in ogni caso.

 

 

SE NON E’ FURTO QUESTO!!!!

 

 

Nè il frenetico, e francamente tardivo, agitarsi dei sindacati tradizionali e confederali servirà minimamente a modificare queste prospettive.

PEZZOTA non si lamenta tanto delle decisioni governative in materia, quanto del fatto di non essere stato coinvolto in decisioni che non sembra sostanzialmente voler sovvertire.

 

E per i dipendenti degli enti locali lo scorno si rappresenta ancora più insopportabile.

 

In nome degli stessi principi che dicono, oggi, di ritenere meno eminenti, cioè l’efficienza e l’efficacia della pubblica amministrazione, la governabilità, sia politica che economica, il virtuosismo economico, i parametri economici europei nonché la solidarietà, le organizzazioni sindacali confederati tradizionali, allo scopo unico di appianare i debiti del carrozzone I.N.P.S., cioè dei soli dipendenti privati, hanno dilapidato il patrimonio della cassa di previdenza dei dipendenti degli enti locali (C.P.D.E.L.)

 

All’epoca della deprecabile introduzione del perverso meccanismo della “concertazione”, cioè della connivente intesa tra sindacati ufficiali e poteri forti, coronata dalla promulgazione del famigerato decreto del 1993 n°29, di seguito poi interamente modificato in peggio  in danno dei dipendenti pubblici, la C.P.D.E.L. era in fortissimo attivo nonostante i prepensionamenti  che, alla luce dei bilanci di quella cassa, si sarebbero perfino potuti mantenere nel tempo.

 

Ma la prospettiva di inconfessati, perché inconfessabili, obiettivi, peraltro evidentemente raggiunte, le cosiddette “organizzazioni dei lavoratori” hanno preferito fare le scelte più “opportune”.

 

Ora siamo tutti ridotti alla precarietà e all’incertezza e non possiamo certo affidarci alle vacue e inconsistenti dialettiche che vanno intrecciandosi nell’assoluta nostra indifferenza tra governo e cosiddette “parti sociali”.

 

Il nostro destino è stato segnato dagli interessi forti, rimasti incontrastati da qualsivoglia controllo da parte degli organi preposti, a fare inizio dalla magistratura, di cui la totale assenza sembra essere la manifestazione più evidente.

Per inciso, tale latitanza sembra caratterizzare anche la magistratura contabile che, per esprimere un parere, peraltro scontato, sul contratto dei dipendenti degli Enti Locali, ha avuto bisogno di quasi tre mesi di tempo dalla sigla, consentendo ulteriori slittamenti, a favore delle Amministrazioni, per l’aggiornamento degli stipendi e la rifusione degli arretrati, a contratto ormai scaduto !

 

Qualunque “aggiustamento” vorranno introdurre le “Organizzazioni dei lavoratori”, la prospettiva è l’impoverimento delle pensioni che, necessariamente dovranno essere integrate con formule previdenziali e di risparmio appoggiate ad organizzazioni private.

 

 

Nel vasto mercato che va organizzandosi, lo S.N.A.O.P.L.I. ritiene di aver individuato una proposta seria per la formula con cui è proposta e per le garanzie che offre.

Coloro che ritengano utile avere adeguate ed esaustive informazioni sul servizio previdenziale individuato, potranno, senza impegno preventivo particolare, rivolgersi a:

Dr.ssa SOLDATI PAOLA

Tel.: 3487806822 – 3805232581 – 0691492179 - 3486519859

e-mail: paola.soldati@tiscali.it

LAZZARI FRANCESCO

Tel.: 3381452324